Home AmericaStati Uniti Sposarsi negli Stati Uniti tra le Rocce Rosse di Sedona, Arizona

Sposarsi negli Stati Uniti tra le Rocce Rosse di Sedona, Arizona

di Valentina
sposarsi negli stati uniti

Se stai pensando di sposarti negli Stati Uniti, ho la location perfetta: la misteriosa Sedona in Arizona. Ecco la nostra esperienza con l’agenzia A Day in the West

Il telefono della nostra camera al Sugar Loaf Lodge suona.
“Hello?”
“Ready to get the party started!”
Una voce roca e allegra mi augura il buon giorno dall’altra parte della cornetta.
Come prima di un appuntamento importante, sono nervosa.

Il celebrante del nostro matrimonio a Sedona in Arizona, Mario Blackwolf, è venuto a prenderci in hotel e ci saluta con una stretta di mano cordiale.

Ho scelto lui in quanto esperto di cultura e tradizioni dei nativi, credenze spirituali ma soprattutto di discendenza Mechica-Apache.
Chi meglio di questo personaggio può regalarci un’autentica cerimonia nativa americana?

E’ ora di andare, la jeep ci aspetta. La cerimonia si terrà infatti in un posto speciale, che si può raggiungere solo con un mezzo appropriato, un fuoristrada.
Anche Bert il pilota e Tom il fotografo fanno parte del nostro gruppo.
Dopo aver firmato un documento con il quale ci assumiamo la nostra responsabilità (le donne incinte non possono effettuare il giro in jeep, e poi scopriremo perché…), partiamo con una pesante coperta a tenerci al caldo.
La jeep è scoperta e durante il tragitto su strada si va a tutta velocità, finchè raggiungiamo la parte sterrata. E’ qui che inizia il divertimento.
Bert sembra prendere apposta le buche più grosse facendoci sobbalzare sui sedili come ad un rodeo. Tra un iha! degno di un vero cowboy e l’altro, ci spiega ogni dettaglio dei panorami di Sedona.
Dalle tipologie dei cactus, al motivo dei colori delle sue rocce, alle varie montagne, ognuna delle quali ha una forma e un nome. La storia di Sedona è sorprendente come la sua bellezza, così diversa dalle tristi e piatte città dei dintorni.
“Ecco, lo vedete quello? E’ il viso di un capo indiano.”
Mario Black Wolf ride. “Chissà perché tutti ci vedono sempre lo stesso capo indiano. A me sembra invece la faccia di un presidente bianco.” Bert scoppia in una risata fragorosa.
“Lo vedete quel masso lassù? E’ lì che andremo.”
Manuel mi lancia sguardi angoscianti… Non sta apprezzando molto la “cavalcata” sulla jeep. La roccia è chiamata “Merry-go-round” perché ha la forma tondeggiante di una giostra, e sembra lontanissima.

Ci teniamo aggrappati agli attacchi della jeep, e finalmente arriviamo.
Pochi passi a piedi, una breve arrampicata e raggiungiamo una posizione privilegiata e tranquilla, con una vista incredibile.
Mario Black Wolf inizia a preparare l’area della cerimonia tracciando a terra due piccoli cerchi vicini e uno più grande al di sopra di questi con della farina di mais.
Il granturco ha un ruolo mitologico importante: in alcune culture è una divinità, in altre è considerato un dono speciale da parte del creatore. Il granturco ha quindi un ruolo cerimoniale, e la farina di mais usata come ornamento rituale.

I due cerchi più piccoli che ha tracciato per terra con la farina di mais siamo noi, sono i nostri mondi, tutto ciò che ci riguarda. Guidandoci al loro interno, ricorda ad ognuno di noi che esistiamo come esseri distinti, e anche se ci uniremo in matrimonio, non dovremo mai perdere i nostri confini per l’altro.

Mario Black Wolf ci mette al collo due piccoli sacchetti di cuoio, le medicine bags, un oggetto tradizionale degli Indiani nordamericani.

Nonostante il nome, le medicine bag non sono per noi uno strumento per la guarigione, come lo erano nella tradizione degli sciamani, ma dovrebbero contenere piccoli amuleti che hanno avuto un significato nella nostra vita.
Gli indiani pensavano che gli oggetti di questo sacchetto avessero un potere speciale per mantenere armonia tra il fisico, lo spirito e il soprannaturale.

L’agenzia che ha organizzato l’evento, A Day in the West, ci aveva avvisato che la tradizione vuole che si porti un’offerta al celebrante. Perciò con le mani giunte, io e Manuel porgiamo a Mario Blackwolf del tabacco, anch’esso ricco di valore spirituale nella tradizione indiano-americana, chiedendogli di svolgere questa cerimonia per noi.
Con un gran sorriso accetta, e ci indica di entrare ognuno in un cerchio, io in quello a sinistra e Manuel in quello a destra.

C’è una cosa da fare prima, lasciare andare il passato, ogni rimpianto, ogni rancore. Il passato è un veleno, un grave nemico che dobbiamo abbandonare. Accende quindi un mazzetto di salvia.

La benedizione con il fumo sacro è una potente tecnica di pulizia dei nativi americani: si tratta di un rituale per eliminare negatività. L’energia negativa viene infatti intrappolata nelle nuvole di fumo, che svanendo le portano via dalla persona.

Mario Blackwolf brucia il mazzetto di salvia in una conchiglia di abalone.
Ogni oggetto che utilizza rappresenta uno dei quattro elementi, che se usati insieme, evocano il quinto elemento, l’energia vitale.
La conchiglia di abalone rappresenta l’acqua, la salvia e le ceneri spente rappresentano la terra, le erbe che bruciano rappresentani il fuoco, mentre il fumo rappresenta l’aria.

Per il rito di purificazione Mario Blackwolf distribuisce il fumo con un ventaglio di piume e rende omaggio ai 4 punti cardinali. Sventola il fumo verso se stesso e poi verso di noi, sopra le nostre spalle e intorno al corpo.

Ci chiede ora di fare un passo in avanti, per entrare insieme nel cerchio più grande. Sarà lui ad unirci in matrimonio, ma non a dirci come essere un buon marito e una buona moglie, l’uno per l’altra.

Congiungiamo le mani, e suggella la nostra unione con una corda che strige intorno alle nostre dita incrociate. E’ l’ora dello scambio delle promesse, cosa che ci coglie inaspettati.

Il nostro celebrante conclude la cerimonia con un grande sorriso e una gentile pacca sulle nostre spalle. Si volge di fronte allo spettacolare panorama che ci ha fatto da sfondo, chiedendo benevolenza a Dio, agli spiriti della natura, a madre terra ci dichiara uomo e donna, marito e moglie.

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2 commenti

Silvia Demick Gennaio 2, 2018 - 4:13 pm

Ma che cosa pazzesca! Quando pensavo a “matrimonio negli Stati Uniti” pensavo solo a Las Vegas, ma la vostra esperienza è chiaramente tutta un’altra cosa.
Quindi questo se non sbaglio è la vostra seconda celebrazione di matrimonio all’estero, vero?
Auguri ❤️

Reply
Valentina Gennaio 16, 2018 - 2:28 pm

Second and counting…
In realtà è avvenuto l’anno scorso, ma sono rimasta molto indietro con il blog… E’ già pronto il terzo 😉
Grazie per gli auguri <3

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