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Matrimonio in Sri Lanka: la Cerimonia Poruwa

di Valentina
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Ballerini e suonatori di tamburo di Kandy ci fanno strada. I nostri passi seguono il ritmo dei campanelli dei loro copricapi verso la spiaggia.

Io, avvolta da un saree dorato e adornata con gioielli tradizionali, e lui, vestito con l’abbigliamento tipico Kandyano ci avviciniamo alla Poruwa: è l’inizio di un matrimonio buddista cingalese. Si narra che con questa cerimonia abbiano sancito la loro unione anche il principe Siddartha, colui che sarebbe poi diventato Buddha, e la principessa Yashodhara.

Il Poruwa o l’altare nuziale è una piattaforma in legno riccamente decorata che eleva gli sposi da terra. E’ fatta di legno con quattro colonne e ha un uduwiyana (tetto), con fiori e motivi tradizionali come decorazione.
Essa rappresenta la casa che come coppia condivideremo, simboleggia il matrimonio e l’inizio di una nuova vita.
E’ un vero e proprio luogo spirituale perché è qui che le benedizioni degli dèi vengono conferite alla coppia. Per questo, la costruzione di un Poruwa richiede di solito molto tempo e grande attenzione da parte degli artigiani.

Si ritiene che la Poruwa usato nei matrimoni odierni sia fatta secondo tradizione come quella che fu creata per il matrimonio del principe Siddartha e della principessa Yashodhara dal Satharavaram Deviwaru, le quattro divinità principali.
È a loro rappresentazione che quattro punkalas (vasi di prosperità) riempiti con fiori di cocco sono posti agli angoli del Poruwa: le fronde di questa pianta significano appunto abbondanza. Insieme a queste, ci sono foglie di betel che agiscono come detergente naturale mentre le lampade di argilla vengono accese per cercare le benedizioni delle divinità, insieme alle offerte in monete.

Allo stesso modo, le noci di cocco fresche sono tenute a significare le quattro nobili verità del buddismo (la verità del dolore, la verità dell’origine del dolore, la verità della cessazione del dolore e la verità della via che porta alla cessazione del dolore) e noi ne abbiamo consapevolezza e comprensione. Inoltre, nove serie da tre foglie di betel vengono posizionate per cercare la protezione della Navagraha (i nove pianeti). Anche delle monete vengono poste sul Poruwa per indicare che non concentreremo le nostre vite sulla ricerca della ricchezza.

Al momento propizio salgo dalla parte sinistra del Poruwa mentre il mio sposo sale da destra. I passaggi e i rituali della cerimonia cingalese vengono per noi eseguiti dall’Ashtaka o narratore.

Ci sono molti passaggi nella cerimonia, che riflettono il modo in cui noi, come coppia, dovremo condurre la nostra futura vita matrimoniale. Riso rosso e altri cereali sono posti sul Poruwa a forma di quadrato per significare che siamo legati dalla vita familiare. Ciò significa anche che avremo cibo sufficiente per il nostro sostentamento.

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Cerchiamo la benedizione della dea Pattini offrendo sette foglie di betel con dentro delle monete. Eseguiamo anche una precisa sequenza di scambio, sempre con le foglie di betel: il sacerdote le porge a noi, e noi le lasciamo cadere sul pavimento: lo facciamo per scacciare l’energia negativa e anche per cercare le benedizioni del Bumi Devathava (il protettore della terra) e Mahi Kanthawa (Madre Terra).

Come nella tradizione occidentale, ormai divenuta consueta anche in Sri Lanka, ci scambiamo gli anelli. La nostra unione effettiva viene però sancita quando i nostri mignoli vengono legati insieme con un pirith noola (filo benedetto) e la pirith pan (acqua benedetta) viene versata su questo filo dal celebrante.

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L’officiante canta i versi del Gatha (preghiera) Bhavathu Sabba Mangalam in questo momento. Quando l’acqua viene versata, il filo si irrigidisce ad indicare la forza del nostro legame.
Si ritiene che anche questo rituale provenga dalla cerimonia nuziale del principe Siddartha e della principessa Yashodhara, dove il dio Shakra versò acqua sulle loro dita legate da un filo d’oro.

Un gruppo di giovani ragazze canta il Jayamangala Gatha per evocare benedizioni su di noi e anche per darci la consapevolezza spirituale.

Una volta completati i rituali, ci congediamo dal Poruwa chiedendo il permesso alla Madre Terra; con un machete spacchiamo in due una noce di cocco sulla sabbia per allontanare da noi la sfortuna. Ma non solo, dopo il taglio, essendo risultata più grande la parte con i 3 fori, il celebrante prevede che il nostro primo figlio sarà una femmina.
Mentre scendiamo dalla Poruwa, i tamburi tradizionali riprendono a suonare: è il momento perfetto per celebrare la nostra avvenuta unione.

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Questo articolo è frutto della mia personale esperienza e da ricerche fatte da fonti esterne. In caso contenga errori o imprecisioni, ti invitiamo a segnalarmelo. Sarò lieta di apportare le opportune correzioni. :))

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